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22 novembre 2018

Essere exponential: da dove si comincia?

Il cambiamento è nella nostra natura: siamo una specie in continua evoluzione biologicamente, sociologicalmente, culturalmente, economicamente e anche tecnologicamente. Oggi questi mutamenti avvengono sempre più rapidamente: i traguardi che prima potevamo raggiungere in decenni, ora sono sempre più vicini e continuano a susseguirsi velocemente. Basti pensare al tradizionale concetto di generazione: oggi non definisce più individui nati nello stesso tempo con una durata media di 25 anni, con le riflessioni sulla Generazione C si identificano tutti coloro che hanno integrato la tecnologia come routine nelle proprie vite. E il ciclo quindi ha oggi durata e significato diverso.

Ci troviamo di fronte a una sfida cruciale: come far fronte ai cambiamenti repentini e a modelli di business che stanno crescendo non in modo lineare ma esponenziale, trasformando bisogni, aspettative, comportamenti, competenze?

“Exponential” è la parola dell’anno, affrontata anche durante il World Business Forum e sulla leadership esponenziale si concentrano i nuovi contributi della Singularity University, il dibattito attuale ci spinge a riflettere su come agire nel presente per sviluppare il futuro.

Il mondo cambia, siamo noi gli autori

Con una crescita esponenziale della tecnologia e il conseguente cambiamento della società, i modelli tradizionali di business e di management si stanno lentamente sgretolando e presto non ci saranno più, o meglio saranno così obsoleti da renderli non perseguibili in un mercato ipercompetitivo. Bisogna accelerare, abbandonare i paradigmi tradizionali, abbracciare una pianificazione flessibile e valorizzare quegli aspetti interni all’organizzazione che sono in grado di adattarsi ed evolversi di pari passo con il mondo.

Non si tratta solo di un periodo determinato da circostanze passeggere: questo è il nostro mondo, questo è il nostro futuro.

I leader e i manager si trovano di fronte ad una grande sfida; rendere la loro organizzazione esponenziale, e nonostante possa sembrare una missione davvero audace, la soluzione è più vicina di quanto si possa credere. Basta cercarla nel posto giusto, che è quello dove tipicamente non si guarda: dentro e non fuori. Un’antica storia orientale sulla verità racconta che quando gli dei crearono la verità si pose il problema su dove nasconderla di modo che l’uomo non la scoprisse subito e fosse così prolungata l’avventura della sua ricerca. Il dibattito fu acceso e dopo molte proposte il dio più anziano e saggio disse: “[…] metteremo la verità dentro il cuore dell’uomo. In questa maniera egli la cercherà in tutto l’universo, senza rendersi conto di averla dentro di sé”.

La canna di bambù e la tempesta

Sono le persone ad aver plasmato il mondo in cui ci troviamo oggi, ad aver avviato questa nuova fase esponenziale: talenti, azioni, invenzioni, impegno, immaginazione, aspirazioni, ambizioni, desideri, valori sono state il motore del cambiamento e all’origine di questa evoluzione. Ogni organizzazione deve avere come priorità ed essere in grado di stimolare in continuità l’empowerment personale e professionale delle persone, perché sono proprio le loro risorse che possono generare quelle capacità, idee, possibilità, progettualità indispensabili per assicurare il futuro alle imprese.

Impresa non è un concetto astratto, è un contesto concreto. È comunità di persone, sistemi, codici, comportamenti, regole e norme. Una società nel senso di impresa, è l’insieme dei propri asset. Nel concetto di esponenzialità il focus spesso è sui processi, sulle tecnologie, sui modelli di business, ma gli individui possono essere exponential? Senza il contributo di pensiero, esperienza, condivisione proprio delle persone non esisterebbe neppure questo termine (per fare un esempio, il concetto di Exponential Organizations lo ha introdotto Salim Ismail in un libro pubblicato nel 2015).

Si ha la tendenza a spostare il punto focale sul processo, sulla tecnica, sul fenomeno perdendo di vista qual è il vero elemento centrale. L’esponenzialità non esiste senza la capacità di creare connessioni e relazioni che è peculiare degli esseri umani. Tutto questo ad una sola condizione però, che i contesti siano generativi e prolifici. Il che significa che le persone si trovino in spazi in cui potersi esprimere, in cui ci si senta liberi di sperimentare e osare, in cui l’espressione del talento in tutte le sue forme sia vissuta come una risorsa, in cui sia incentivata la condivisione e lo scambio tra diversità, in cui le intelligenze, tutte, abbiamo diritto di cittadinanza e possano trovare ambiti in cui manifestarsi. È tutta questa fluidità che genera persone e organizzazioni più liquide, in grado di adattarsi al fluire delle cose. È questa flessibilità che rende agili i comportamenti e consente di trovare nuove combinazioni tra competenze ed esperienze, trasformando i modelli di business. È questa elasticità che offre la possibilità di dilatare i confini, muoversi con plasticità per poter ricreare e rinnovare, integrando competenze ed esplorando nuovi mondi multidisciplinari.

Come una canna di bambù che, nonostante la sua altezza, conserva la sua capacità di piegarsi di fronte alla tempesta per non spezzarsi, le organizzazioni e il modo in cui si interpreta “il fare” devono adattarsi a questa frenetica energia esponenziale anziché ergersi testardamente finendo così per spezzarsi. E forse c’è solo un modo per poter allenare questa abilità e poter fare stretching organizzativo e comportamentale: continuare a mettersi in discussione e a vivere il confronto come risorsa vitale.

Per essere exponential si deve fare spazio, solo che alle volte è più facile ricercarlo e crearlo al di fuori degli esseri umani piuttosto che lavorare all’interno della persona stessa… perché lì serve davvero il coraggio e la fiducia nel ricercare le possibilità di esponenzialità degli individui.

Fare relation design è progettare questo spazio dentro e fuori gli individui, dentro e fuori le organizzazioni, dentro e fuori le relazioni con il mercato. Ed è un mestiere prezioso perché mette al centro la persona. Un articolo che approfondisce la riflessione scientifica sul termine “crescita esponenziale”, termina con una frase dell’economista, pacifista e poeta inglese K. E. Boulding interessante “Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle”.

E se l’essenza di ogni modello esponenziale che voglia essere anche sostenibile nel tempo, fosse proprio la persona? Forse l’antica storiella orientale avrebbe qualcosa da insegnarci anche in questa nostra modernità tecnologica.