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16 ottobre 2018

Cos’è il talento? Perché serve individuarlo e farlo crescere all’interno della tua organizzazione

Per la gran parte dello scorso secolo, segnato dall’ascesa del mondo dell’industria, il lavoratore era quantificato come semplice output produttivo: in una giornata, quanti pezzi riesce ad assemblare? Quanti capi riesce a confezionare? In questa visione semplificata, l’individuo è una semplice macchina. Negli ultimi decenni, però, si è fortunatamente sviluppata una nuova prospettiva che reinterpreta la forza lavoro come capitale umano: una capacità, materiale e immateriale, a disposizione dell’azienda, che rappresenta un asset fondamentale per la sua crescita.

Ciò ha segnato la nascita di figure professionali e metodologie orientate alla gestione e alla valorizzazione di queste risorse umane, per renderle non solo operativamente più efficienti, ma anche consce del loro potenziale, con benefici sia per l’individuo che per la crescita dell’azienda.

Nodo cruciale è l’individuazione, la comprensione e lo sviluppo di asset personali difficilmente quantificabili in maniera oggettiva: uno di questi è il talento.

Ci sono molti aneddoti su individui geniali segnati da fallimenti in contesti tradizionali, come bocciature in ambiti didattici o licenziamenti in azienda, che hanno poi portato grandi cambiamenti (e talvolta grandi successi economici) nel loro settore di competenza. Imparando dal passato, oggi nessuno vuole lasciarsi sfuggire individui di questo calibro.

Senza per forza assumere il genio capace di cambiare il mondo, c’è sicuramente una correlazione tra il numero di individui considerati di talento in un’azienda e le se sue performance.

Ma cosa significa di preciso “avere talento”? Partiamo dall’inizio, dall’origine. Nell’antica Grecia talento era la bilancia ed indicava la proprietà di saper pesare, sollevare, portare; dall’idea di peso il passaggio ad indicare l’oggetto pesato è stato breve e quindi talento è diventato moneta convenzionale rappresentante il peso e il valore di una quantità di monete reali. Peso e valore che, andando al di là della moneta, hanno dato alla parola talento il significato di doti migliori dell’intelletto.

La definizione più semplice che possiamo dare oggi è “essere adatto”, possedere quel mix di attitudine personale, inclinazione mentale, conoscenze e competenze per dare il meglio in un determinato contesto: maggiore sarà il talento, maggiore sarà il plus valore, il potenziale di crescita dell’azienda.

Il talent management consiste proprio nell’identificare le conoscenze, abilità, esperienze e attitudini dei collaboratori per poi distribuirli nei ruoli più compatibili, con una gestione delle risorse non solo più razionale, ma anche più feconda, mettendole nelle condizioni più adatte per la loro crescita e lo sviluppo. L’obiettivo finale è generare valore nel tempo, con importanti vantaggi in un mercato sempre più competitivo.

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Così come ricorda il significato all’origine, investire sul talento oggi significa avere la possibilità di creare nuovo valore.

Le aziende, sempre più consce di questo valore, si muovono di conseguenza:

  • Definendo i loro obiettivi strategici, per elaborare i meccanismi più adatti per potenziare i talenti idonei a raggiungerli, attraverso progetti di coaching e formazione per lo sviluppo personale. Uno strumento strategico per allenare l’organizzazione alle sfide future;
  • Pianificando l’operatività attorno alle risorse umane e non viceversa, per incasellare nella direzione di minor resistenza e di maggior risultato le proprie attività;
  • Potenziando le risorse umane già disponibili, spostandole in attività maggiormente affini e sviluppando le loro attitudini, con iniziative di team building e di leadership ad esempio.

Attrarre nuovi talenti e potenziare quelli che si hanno già: in contesti in cui la tecnologia rende le operazioni più concrete sempre più efficienti, diventa fondamentale investire nell’immateriale, nel capitale umano capace di trovare nuove strade per il successo. Compito critico dell’azienda è quindi essere in grado di stimolare questo talento perché, come diceva Wittgenstein, “è una fonte da cui sgorga acqua sempre nuova. Ma questa fonte perde ogni valore se non se ne fa il giusto uso”.